e se la realtà non fosse altro che una malattia?

scusate l’assenza prolungata, ma in altre faccende mi sto trovando tuttora affacendato. l’unica consolazione, è che son faccende che mi piacciuono. mi sdebiterò in futuro, magari con dei dolcetti.
nel frattanto, sto leggendo l’ultimo libro di palahniuk
rabbia, che è finalmente ritornato a scrivere un romanzo come ai vecchi tempi. dopo le ultime esperienze (dei bei regaliall’editore) ha rimediato al suo scrivere sempre la solita storia, nella solita maniera, inventandosi la biografia orale di tale buster casey, con un sacco di protagonisti ma le solite vecchie ossessioni. in questa ci parla del natale:

in africa la gente non crede alla fatina dei denti. la loro versione si chiama topolino dei denti. in spagna: ratoncito pérez. in francia: la bonne petite souris. un piccolo roditore magico che ruba i denti e al loro posto lascia degli spiccioli. in alcune culture il dente caduto va nascosto nella tana di un serpente o di un topo, per impedire che una strega lo trovi e lo usi. in altre, i bambini buttano il dente in un falò, per poi recuperare le monete dalle ceneri quando si sono raffreddate.

da noi i bambini credono prima a babbo natale, poi al coniglietto pasquale, poi alla fatina dei denti. rant casey si stava rendendo conto che questi miti non sono soltanto storielle carine e tradizioni inventate per rallegrare i bambini. o per modificare i comportamenti. in ciascuna di queste tre si chiede a un bambino di credere all’impossibile in cambio di una ricompensa. una serie di prove di difficoltà crescente, il cui scopo è formare la fiducia e l’immaginazione del bambino. la prima prova consiste nel credere in una persona magica, con dei giocattoli come ricompensa. la seconda nell’aver fiducia in un animale magico, e il premio sono dei dolci. l’ultima prova è la più difficile, quella con la ricompensa più astratta: credere, convincersi dell’esistenza di una fatina volante che porterà soldi.

da un uomo a un animale a una fata.

dai giocattoli ai dolci ai soldi. trasferendo la magia della fiducia, in modo piuttosto curioso, dal mondo scintillante delle fate a un mucchietto di spiccioli ossidati. da due ali sottili come un velo a delle monetine da cinque, dieci e venticinque centesimi.

così facendo, si spinge progressivamente il bambino che cresce a compiere balzi immaginativi sempre più intensi. cominciando con babbo natale in tenerissima età e terminando con la fatina dei denti quando al bambino spuntano i denti definitivi. o, per metterla giù più semplice, cominciando con le infinite possibilità dell’infanzia e terminando con una fiducia cieca nella valuta nazionale.

chuck palahniuk, rabbia

~ di gabrus su Mercoledì, Dicembre 12, 2007.

5 Risposte to “e se la realtà non fosse altro che una malattia?”

  1. Il menestrello dei nostri tempi e’ tornato…

  2. Vorrei sapere di chi è la frase: ” e se la realtà non fosse altro che una malattia?”.

    grazi mille
    Rob

  3. è semplicemente nella copertina del libro, sotto il titolo.

    editore o autore non saprei dirtelo…

    salut!

    g

  4. è di palahniuk..ma credo che per le tempistiche l’hai già scoperto eheh

  5. gran libro.ma buster è morto?e buster è chester? Ma forse queste sono domande senza senso.

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