r i c i c l i a m i a m o c i

Nell’area di Massa e Carrara, nel decennio successivo alla chiusura degli impianti Anic-Agricoltura e Farmoplant, la mortalità per numerose cause specifiche rimane più elevata rispetto al dato regionale. In aumento soprattuto i tumori del fegato e del sangue.
Lo studio – condotto dall’Unità di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, in collaborazione con l’Osservatorio di Epidemiologia della Agenzia di Sanità della Toscana e pubblicata sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione - conferma, quindi, uno stato di salute critico in un’area con siti industriali ad alto rischio.
“Lo studio” osserva Fabrizio Bianchi, ricercatore dell’Ifc-Cnr di Pisa e coordinatore della ricerca, “registra eccessi di mortalità prevalentemente nei maschi, indicativi soprattutto di esposizioni lavorative, mentre alcune cause risultate in eccesso anche nelle femmine sono indicative di possibili esposizioni ambientali, senza escludere il ruolo di fattori socio-economici e di stili di vita”.
L’area presa in esame è infatti caratterizzata dalla lavorazione del marmo, dalla produzione e lavorazione del metallo, dalla fabbricazione di prodotti sia petroliferi raffinati sia chimici e dall’attività cantieristica navale. La zona industriale apuana, inoltre, comprendeva fino alla seconda metà degli anni ottanta un importante polo chimico, la cui dismissione si è resa necessaria in seguito a una lunga serie di incidenti iniziati nel 1978 e culminati il mattino del 17 luglio del 1988 con due esplosioni nel reparto di produzione del pesticida Rogor 3.
Entrando in maggior dettaglio si rilevano indici di maggior mortalità maschile, rispetto alla media toscana, molto più ampi: per i tumori al fegato maggiori del 53% a Carrara e del 69% a Massa; per i tumori della laringe del 64% a Carrara e del 52% a Massa, per il tumore della pleura a Carrara del 131%.
“Questo studio”, afferma Fabrizio Minichilli (ricercatore dell’Ifc-Cnr e primo autore dell’articolo scientifico), “rafforza l’ipotesi di un legame tra esposizioni occupazionali e alcune cause di morte anche se non si può escludere un contributo di esposizioni di tipo ambientale. Tutti i dati confermano l’effetto negativo sulla salute umana di esposizioni occupazionali e ambientali in popolazioni residenti in aree con impianti industriali ad alto rischio”.
“I risultati emersi dallo studio”, concludono gli autori, “richiamano la necessità di intraprendere azioni di promozione della salute mirate alla modifica degli stili di vita a rischio, al miglioramento socio-economico e a mantenere un controllo costante sull’ambiente, anche mediante una sorveglianza epidemiologica e ambientale in grado di verificare gli effetti degli interventi di bonifica in corso”.
stai calmo.
e respira… inspira…. espira… e poi riposa.
[in] pace
g
p.s. non mi soffermo più di tanto a pensare al fatto che nessuno dei candidati alle comunali e provinciali di zona si sia degnato di parlare del problema e porlo all’attenzione degli elettori.
elettori che comunque sono visibilmente eccitati [o forse solo inebriati dai fumi che escono dalle nostre terre mai bonificate] al pensiero che il prossimo 007 lo gireranno in zona, sulle nostre fantastiche cave di marmo.
arrangiatevi. il mio voto lo avete perso. tze’!
- torno al mio letargo emotivo -

E pensare che al referedum consultivo del 25/10/1987 fu schiacciante la vittoria del SI al quesito proposto dal Comitato promotore (Italia Nostra, WWF, ACLI, Lega Ambiente e Medicina Democratica):
“Sei favorevole alla chiusura definitiva, lo smantellamento e la bonifica degli stabilimenti Farmoplant (compreso l’inceneritore) e Anic, nella prospettiva di un superamento del polo chimico, per una alternativa di sviluppo che porti alla valorizzazione delle risorse del territorio?”
Questo fu il testo su cui furono effettivamente raccolte le firme per il referendum. Il quesito proposto dalla Giunta di Massa, che venne aggiunto al precedente, invece recitava:
“Sei favorevole alla trasformazione produttiva dello stabilimento Farmoplant di Massa, a fronte degli impegni certi e verificabili, da parte di Fermoplant rispetto al documento di intenti presentato all’Ente locale, con il superamento delle produzioni a rischi e nocive, nella prospettiva di uno sviluppo compatibile con l’ambiente e con la salute dei cittadini e basato sulla valorizzazione delle risorse del territorio?”
A favore del primo, si schierarono i partiti che all’ora erano all’opposizione nel Consiglio Comunale di Massa (PSI, MSI e Sinistra Indipendente), il Comitato promotore e l’Associazione del commericio e del turismo di Massa Carrara; a favore del secondo, i partiti della Giunta (PCI, DC, PRI, PSDI) e le forze sindacali.
A distanza di anni e nonostante le contraddizioni, sono orgogliosa della vittoria della soluzione più “dura” perchè troppa fiducia è stata data alla Farmoplant e i cittadini di Massa, Carrara e Montignoso, secondo me, non erano più disposti a nessun tipo di compromesso, visto che il ballo c’è il diritto alla salute.
Purtroppo però, il sogno di uno sviluppo turistico e commerciale del territorio (punto che accomuna entrambi i quesiti proposti) è lontano ancora oggi (almeno a Carrara).
Io faccio questa riflessione: la vicenda Farmoplant, durata dal 1979 al 1991 (sul piano del lavoro andò oltre) ha aperto la speranza di vedere il nostro splendido territorio finalmente apprezzato e goduto serenamente sia da chi lo vive, sia da potenziali turisti; invece, sullo sfumare della vicenda, all’inizio degli anni Novanta, ci sono state regalate “perle” come il Marble Hotel (casello autostradale di Carrara).
La bonifica dei terreni del polo chimico (ricordiamo che è a poche centinaia di metri dalle prime abitazioni della frazione di Avenza) è ancora una questione confusa: iniezioni di cemento per limitare gli agenti inquinanti, controlli continui, ma poche azioni concrete e mirate al recupero della zona.
La nostra zona ancora soffre e noi con lei.
Grazie ancora a tutti coloro che hanno reso possibile la chiusura dello stabilimento Farmoplant, ma, come dice giustamente Gabrus “nessuno dei candidati alle comunali e provinciali di zona si sia degnato di parlare del problema e porlo all’attenzione degli elettori”.
Il tempo cancella tutto, ma il nostro corpo si ricorderà per sempre quanto è accaduto. Se io un domani mi ammalerò (toccandomi e facendo i dovuti scongiuri, ma non sarei la prima in famiglia) non avrò nemmeno la possibilità di dimostrare i motivi della mia malattia. Mai nessuno pagherà, anche se, paradossalmente la paghiamo tutti, nessuno escluso.
fa piacere sapere che, a distanza di anni, l’argomento sia ancora presente nella memoria (e non solo nel fisico) della gente.
se ti può interessare, sto realizzando un documentario sullo stato di salute della Provincia di Massa – Carrara, partendo dagli effetti della zona industriale e del polo chimico sull’ambiente e sui cittadini.
qualsiasi aiuto è ben accetto!
saluti e grazie per le parole.
g