e anche stavolta me ne esco giusto
Giovedì, Maggio 1, 2008 di gabrus

salcazzo come gira il fumo quella sderenata di verena, foss’altro che ci ho smazzato un bamboccio con lei la prenderei a calcinculo tante ore quante ce ne stanno in un giorno cazzo!
non può dar la paga al cemento per durezza che tutte le volte che vado a prendere il paciocco, mi attacca la pippa sugli assegni che non ce la fa a campare, che glieli devo mandare di più di e più spesso di spicci, che il bambino magna e come se magna gli dico io! Lo vedo che mi viene incontro all’uscita da scuola sabato mattina che è il mio giorno preciso per stare con lui che gli balla tutta la ciccia intorno alla pancia, sì sì avete capito bene non ha la pancia questo gattino qua, ma si ritrova tutta la ciccia che gli balla intorno come fosse un cinquantenne che non si muove dalla tivvù…. manco fosse il mio vecchio che tra l’altro al cazzo gli faccio vedere il suo nipotino.
già me lo vedo partire in quarta - lo stronzo - colle sue storie da nazi in carrozzella impaurito dalla vita e liscio preciso garantito al limone che gli parla male di me: di tutte le storie pese colla robba che ci ho avuto che come dire, mica mi vergogno cristo santo! che se ho fatto quel che ho fatto era per divertirmi o per far bene, però fa un cazzo piacere che le viene a sapere il mio bamboccino ma soprattutto che gliele racconta il mio vecchio smerdandomi me e facendo lui la parte del santo.
Tipico atteggiamento da stronzo inutile qual’è: zero cose da dire e allora giù a parlar male di chi capita a tiro! Se ne deve stare buono lui, che se mi son trovato col culo scoperto a dodici anni lo devo solo a lui SOLO A LUI e al cazzo gli faccio passar liscia la vecchiaia solo ‘ché ora si trova mezzo scoionato che non si pulisce manco il culo.
fatto sta che il mio gattino mi viene incontro tutto paciocco all’uscita da scuola: lo vedo subito dagli occhi come gli balla il cuore che lo vengo a prendere io e non quella svalvolata di sua madre: cogli amici mi fa il ganzo allora e mi urla incontro e mi salta addosso, oddio che parolone, non è che salta proprio che con tutto il lardo che si è magnato questo porcello manco ce la fa ad abbracciarmi se non ci sono io che gli vado incontro e lo aiuto.
ma tanto hai voglia, posso fare poco il duro comedire: quando lo vedo e gli vedo il ghigno stampato preciso in faccia, mi si apre il cuore manco un’iniezione di morfina e mi dimentico di tutte le storiacce pese e di tanti nomi troppe facce ma questa è un’altra storia e ora non mi va proprio.
che vi volevo dire sì, che l’altro sabato dopo aver recuperato il bamboccio a scuola che io non so perché il sabato si faccia ancora ’sta palla che forse ci avevan ragione ai tempi del duce che saltavan appiè pari dal venerdì al lunedi e tanti saluti al duce e a quelle teste monde che se le vedo in giro una di queste sere sicuro gli faccio la festa se capita l’occasione a fagiuolo e se capita dico io altrimenti la facco capitare con quel presomale di roccia.
’somma fatto sta che l’altro dì siamo spaparanzati a gustarci sto filmino cartone di quelli che sono usciti da poco al cine e come dire io me lo faccio dare a sbafo dal gabro che ci capisce di computer e mi procura sempre questi filmini da guardare il sabato pomeriggio col paciocco quando non si va al mare o allo stadio quando la massese gioca in casa.
e mentre siamo lì io non lo so ma penso sempre che il bimbo ha preso dalla madre perché non ce la faccio a vederlo scompisciarsi per queste segate che si vedono in tivvù come ora cazzo. ci sta questo topo che è francese ed è bravo in cucina, ma bravo a livello di ricca’ o di quei ristoranti al forte tipo mangiare colla erre moscia e lui se la mena giù di risate, manco fosse un film di verdone.
io rimango sempre così che quando vedo che lui si ammazza per queste cose, non so cosa fare: un po’ gli reggo il gioco poi dopo mi smono e non lo so, non so cosa dirgli e rimango così, come in imbarazzo e allora poi mi pento, cerco di rimediare, che sua mamma lo sa anche lei. ormai mi conosce e ci ha fatto il callo ma quando eravamo in crisi che ci siamo lasciati me lo diceva e puntava sempre il dito contro questo mio atteggiamento che non gli garbava, diceva che non le mostravo affetto che non la facevo sentire donna e che io mi estraniavo a volte ero come assente, ed io un po’ lo sapevo.
son sempre stato così, da una vita e mi conosco. per cui non mi arrabbiavo più di tanto, la lasciavo sbollire tanto lo sapevo che poi si sarebbe calmata e io avrei rimediato, è sempre andata così, la mia parte buona poi esce sempre, mi garba il fatto che riesco a rimediare alle cappelle che faccio, me lo sono sempre riconosciuto ed è sempre filato tutto liscio fino all’ultima volta, quando poi verena se ne è andata. allora il gioco non funzionava più, diceva che non poteva lasciarmi fare sempre, che anche lei aveva da rispettarsi.
non so, secondo me eran cose da donne. io con un paciocco di mezzo non mi sarei comportato come lei, sempre prima lui deve esserci e da allora mi sta ancora più sul cazzo.
fatto sta che anche stavolta col bimbo mi sento uguale, che un giorno la settimana non lo posso lasciar passare così come se nulla fosse e non farlo divertire, ma so già che rimedio tanto, già mi si è accesa la lampadina in testa e la prossima volta gli faccio un bel regalino che almeno se ne sta buono e lo sa che il suo pa’ gli vuole un monte di bene e allora vai, sabato prossimo lo passo a prendere con un bel presente in scatola.
già stassera passo dal fiume e gli lustro un bel topone di quelli che si vedono passare che almeno se ne sta buono per un po’ e lo chiama come quello del film che manco so come si dice io: rattarpone o una cosa simile.
si’! si’! già che ci sono gli dico pure di farlo pulire alla madre che così mi esce da fare la puzza sotto al naso quella vacca! tze’! evvai che anche stavolta me ne esco giusto