f i n e s t r a
Mercoledì, Maggio 14, 2008 di gabrus

abito sopra un bar.
o meglio, la mia casa (la mia sala da pranzo - sono italiano) è attaccata al bancone del bar.
potete immaginare le scene: babbo, passami l’acqua! e ti ritrovi un cliente che ti versa da bere provando a scontare la sua consumazione, oppure un altro avventore che si mangia il tuo piatto di pasta, convinto sia lo stuzzichino del suo aperitivo.
ho sempre visto e vissuto i bar come posti famigliari per questo motivo, motivo per cui ho anche visto i miei famigliari come avventori.
esempio, mia nonna l’ho sempre pensata come una cliente silenziosa, già a posto con un bicchier d’acqua. liscio, semplice, da aggiungervi solo le sue pasticche colorate. ho sempre fatto confusione anche per questo motivo.
quando qualche anno dopo arrivarono i ragazzi delle case popolari qua vicino e parlavano di pasticche (metà anni ottanta), la cosa non mi suonava strana. anzi, un po’ mi spiaceva per loro, così giovani e già malati bisognosi di cure.
fatto sta che fra me e le persone ci ho sempre visto un bancone di differenza. a volte, ancora oggi, quando conosco ragazze nuove, mi viene da pensare che sto facendo loro delle interviste.
ma dicevo della casa. a volte è strano come la pratica sconfessi la teoria. ma ancora peggio, quando per una volta è la vita a confermare dotte parole.
cioè uno non ci crede al fatto che come sei da piccolo ti cambia poi tutta la vita. ma questa cosa mi fa pensare, dico… il rapporto coi soldi, o colla gente, un po’ io l’ho sempre vista così: che se avevo bisogno, prendevo dalla cassa, e colla gente uguale… dico, ne ho sempre vista passare un sacco e subito le fermavo e ci avevo un rapporto così, come se ci fosse motivo per averne uno.
fatto sta che fin da piccolo, mi garbava stare a guardare la gente e sentirla parlare e un po’ mi è rimasta questa cosa qua, la gente pensa che li giudico ma in realtà me ne sto ancora buono a fare il barista, a dir di sì.
sarà per questo che credo a poco, ne ho sentite tante di storie che a metterle in fila se fossero vuoti a rendere starei a posto.
ma si sa, il gioco politico insegna, e tutto questo era solo per tentare una giustificazione all’alcolismo crescente delle ultime settimane.
sarà per tutte queste circostanze, che quando mi sento lontano da casa e dagli affetti, ho un estremo bisogno di bere.
tutto da un dialogo di venerdi’ sera:
mondo: come va?
gabro: bene! ho riniziato a bere.
buona vita!
g
Maledetto www che ti porta anche dove non volevi
Beh riniziare a bere a maggio e’ un casino, pensa a me e ai miei weekend. fino a quando non e’ venuta a lavorare la Camilla non bevevo niente, al massimo un brindisino col mio compare, difficilmente avevo un ritardo di immagine di 0.5 - 1 sec, ora per fare colpo su sta stronza mi devo imbriacare ogni santo giorno (a lei piacciono i maledetti). l’unica fortuna e’ che bevo gratis. almeno quello. Il problema e’ che ora in piscina non ho fiato, non riesco a nuotare e mi sta crescendo una pancetta orrenda, ma almeno mi consolo con i miei bicipiti e pettorali. spaccaiculi!
Peccato
eh be’…
alle volte anche lei passa di qua, magari legge, magari le prende bene, magari migliora, magari saran maschi e fioriranno…
Reflexology says : I absolutely agree with this !
Giovanni è nato nel 1846
e da un paio di anni mi ha riconquistato
perchè ormai la toscana è lontana
ma le bionde sono immortali
è sabato è voglio bene al mondo