11 nove 01

fece in tempo a udire il suono del secondo crollo. attraversò canal street e cominciò a vedere le cose, per qualche motivo, in modo diverso. non parevano pregnanti come al solito, le strade lastricate, i fabbricati in ghisa. c’era una qualche mancanza cruciale nelle cose intorno a lui. erano incompiute, per così dire. erano inosservate, per così dire. forse era quello l’aspetto che avevano le cose quando non c’era nessuno che le vedesse.
udì il suono del secondo crollo, o lo avvertì nel tremore dell’aria, la torre nord che cadeva, uno sconcerto sommesso di voci in lontananza. la torre nord che crollava era lui.
il cielo era più leggero, lì, e riusciva a respirare più facilmente. c’erano altri dietro di lui, migliaia, che andavano riempendo la media distanza, una massa prossima a formarsi, gente che fuorisuciva dal fumo. proseguì finchè non dovette fermarsi. lo investì rapida, la consapevolezza di non poter andare oltre.
provò a dirsi che era vivo, ma era un’idea troppo oscura per riuscire a prendere corpo.
don de lillo – l’uomo che cade

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